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COS'E' LA PSICOTERAPIA INTEGRATA

L’approccio integrato tenta di chiarire il disegno di vita e il perimetro esperienziale dentro il quale viviamo. A partire dagli anni sessanta c’è stata una progressiva evoluzione degli approcci di Psicoterapia. Da una prospettiva sostanzialmente mono-focalizzata sulla soluzione del problema a livello individuale, dal modello rogersiano, psicodinamico, transazionale, cognitivo-comportamentale, si è passati ad approcci integrati di più ampia fruibilità e validità teorico-pratica. Dai tentativi di dimostrare il primato di un modello teorico-operativo rispetto agli altri, l’attenzione si è poi focalizzata sul mettere in evidenza ciò che di efficace risiede in ciascuno di essi. L’ottica dell’integrazione mira ad ottenere il migliore risultato a partire dagli elementi qualitativi fondamentali del processo di aiuto. In questa dimensione assumono rilevanza i fattori comuni, che la ricerca empirica ha evidenziato come determinanti nella riuscita dell'intervento di sostegno ed indipendenti dalla specificità dell’approccio teorico utilizzato. Il principale fattore comune risiede nella qualità della relazione, determinata dal clima di accoglienza e fiducia, dalla corrispondenza delle aspettative professionista/cliente e dall’alleanza collaborativa motivazionale. Attraverso l’azione di questi fattori di cambiamento che indicano "come, quando e cosa" le persone cambiano per poter stare meglio. (Giusti, Montanari e Montanarella, 1995; Giusti, 1997). Parallelamente alla comunanza sottolineata dall’integrazione, il pluralismo pone l’accento sulla possibilità di trovare sempre nuove risorse e stimoli dal confronto con le differenze, capitalizzando i vantaggi delle specificità tecniche confermati dalle ricerche, potenziando l'efficienza degli interventi (Giusti, Montanari e Spalletta, 2000). La matrice teorica in cui si colloca l'integrazione pluralistica è complessa e parla una lingua composita in cui gli idiomi originari sono ancora riconoscibili e danno origine a giochi cromatici dagli effetti cangianti e ad una comprensibilità amplificata. Il principio ispiratore di base è quello della Psicologia Umanistica e di Comunità. Entrambi questi approcci nascono insieme al Movimento per il Potenziale Umano, che si é distanziato dalle precedenti correnti di pensiero psicologico e sociale, basate sulla malattia, proponendo invece una psicologia della salute, con una visione altamente pragmatica, educativa, pedagogica e preventiva, più ecologica e meno curativa. La psicologia umanistica, altro grande pilastro dell’approccio integrato, propone una visione del mondo che rivaluti le esperienze soggettive interne piuttosto che le forze oggettive esterne, ponendo attenzione al "qui e ora", alle esperienze immediate e a come l'individuo sperimenta il suo essere ed esistere nel mondo. L'uomo viene visto come un individuo attivo, che tende verso un fine e che sperimenta, vive in prima persona e auto-determina la propria esistenza. La psicologia umanistica mira quindi a mettere in evidenza la centralità della persona umana, proponendone una visione fiduciosa e positiva. Questo modello inoltre promuove una visione olistica dell'individuo, considera l'uomo come un'unità psico-somatica, per cui l'organismo umano è insieme mente e corpo e, tende a svilupparsi in base ad una gerarchia di bisogni (gerarchia dei bisogni di Maslow).